Chi si nasconde dietro alla mascherina?

In questa “fase 2”, pur mantenendo tutte le precauzioni, stanno riprendendo le socializzazioni occasionali: il saluto del conoscente al supermercato o l’incontro durante la passeggiata dell’amico che ti chiede come va. Ogni persona, poiché di natura sociale, tende a ricercare nel limite del possibile l’incontro con l’altro. Oggi però, siamo di fronte ad un incontro diverso dal solito, fatto di sguardi senza possibilità di vedere il volto e senza contatti fisici. Non possiamo vedere se la persona con cui stiamo interloquendo ci sta’ regalando un sorriso o se l’espressione degli occhi è in accordo con il resto del volto. Possiamo solo presumere, dal tono della voce, una qualche emozione, senza però essere abituati a interpretare questa assenza di informazioni. Accade la stessa cosa entrando in un negozio o facendo un colloquio in un ufficio. Oltre al plexiglass trasparente, incontreremo un muro di tessuto che ci distanzia dall’incontro con l’altro, ingenerando una freddezza o in taluni casi una assenza di rapporto. Dovremo abituarci a questa “distanza”?

Solo il tempo, potrà dare risposta a questo quesito, intanto qualcosa dentro ognuno di noi sta cambiando e dovremo permetterci di ascoltare questo cambiamento, riuscendo così a trovare la soluzione più utile per conviverci. Impareremo forse a porre più attenzione nell’ascolto dell’altro, ma prima di tutto dovremo porre più attenzione nell’ascolto dei nostri bisogni. Ognuno dovrà essere in grado di trasmettere le proprie esigenze in maniera diversa da come l’ha fatto fino ad ora. Come diceva Charles Darwin «non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno la più intelligente. Sopravvive la specie più predisposta al cambiamento». Quando non ci si riesce ad adattare, significa che si è in crisi di risorse. Si tratta solo di farsi aiutare a ritrovarle.

Per maggiori informazioni
roberto.ercolani@psicologoweb.net
0549.887412 – 349.3520327

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