“Io so come vincere!”: riflessioni sul G.A.P. (Gioco d’Azzardo Patologico)

Sa dottore, io sono certo che mi stiano fregando… il gioco deve per forza essere truccato!”

Queste sono le parole con cui la quasi totalità dei giocatori problematici, esordisce in seduta. Ma per capire un po’ meglio il mondo del Gioco d’Azzardo Patologico è bene aver chiaro che quando si parla di gioco d’azzardo non ci si riferisce solo ai giochi da casinò, ma anche alle scommesse sportive, le scommesse con spread, i servizi di gioco d’azzardo gestiti da e a beneficio di associazioni (anche di beneficenza), servizi di lotteria, totocalcio, superenalotto, bingo, gratta e vinci etc. etc.. Tutte queste attività possono poi essere svolte sia in strutture adibite al gioco (sale gioco/casinò, ippodromi, sale scommesse…) sia in sale non protette (bar, ricevitorie, sale giochi, sale illegali…). Esiste poi, da qualche anno, la possibilità del gioco on-line, che è quell’ambiente costituitosi con l’avvento dell’era del World Wide Web, dove tutto è raggiungibile comodamente seduti davanti al proprio pc domestico, all’IPTV, in ufficio o addirittura camminando tra l’indifferenza della gente mentre si usa il proprio palmare.

Insomma, il gioco, è un businnes dalle potenzialità molto alte di tipo espansivo ma in alcuni casi (vedi il gioco on-line e le sale non protette) anche dai limiti molto forti nella gestione del controllo dei giocatori problematici.

È mio interesse usare questo spazio per portare l’attenzione sull’intervento nel giocatore patologico (2-3% della popolazione) e sulle problematiche (specialmente relazionali) che causa il Gioco d’Azzardo Patologico (vedi definizione del GAP nel riquadro).

Le relazioni e la malattia

Emerge che tra i giocatori patologici ci sono coniugi che, esasperati, lasciano il compagno decidendo di non assumersi più alcun responsabilità così come ci sono figli di giocatori compulsivi che sviluppano comportamenti antisociali e violenti, altri invece atteggiamenti di chiusura e solitudine. In altri casi i familiari potrebbero anche, sia pure inconsapevolmente, rinforzare il comportamento patologico, non intervenendo sul malessere che affligge il partner, giocatore problematico. Infatti alla base dei giocatori patologici è spesso presente un disturbo dell’umore che il soggetto cerca di alleviare con il gioco (automedicazione), ma che va anche ad ingenerare un forte senso di colpa che fomenta nuovamente il disturbo dell’umore creando un circolo vizioso nel comportamento di gioco disadattivo.

Nelle caratteristiche del giocatore compulsivo e patologico, è da tenersi presente che il tasso di dolori di stomaco, insonnia, ulcere, coliti, ipertensione, malattie cardiache, emicranie e problemi dermatologici è superiore rispetto all’insieme della popolazione. Inoltre i coniugi dei giocatori patologici hanno maggiori possibilità di entrare in una depressione nervosa o di cedere all’alcol o ad altre droghe e sono maggiormente a rischio di suicidio.

Per questi motivi gli approcci terapeutici che appaiono più utili prevedono percorsi individuali ma anche familiari e di gruppo, promuovono gruppi di auto-aiuto, e offrono un sostegno anche dal punto di vista legale. I trattamenti più vincenti risultano quindi essere quelli eclettici, che prevedono l’intervento e la collaborazione di diversi professionisti.

Le fasi della malattia: conoscerle per saper intervenire

Per capire quando intervenire sul paziente che soffre di GAP è bene sapere che esiste una “ruota del cambiamento”, come definita da Prochaska et al. (1988), secondo cui il cambiamento nelle dipendenze avviene solo nel momento di disponibilità a ricercare aiuto e a lasciarsi aiutare. La cosiddetta fase dell’Azione.

Secondo questa ruota, il soggetto dipendente dal gioco entra in una fase “vincente-perdente” in cui il soggetto non prende nemmeno in considerazione l’ipotesi di cambiare, ma al contrario massimizza gli aspetti di addiction (Fase della Precontemplazione). Di seguito passa nella fase della Contemplazione in cui il paziente incomincia a mettere sulla bilancia anche gli aspetti negativi del suo comportamento. È tra questa fase e la successiva che si vive la disperazione e la critica verso i comportamenti disadattivi. Si entra allora nella fase della Determinazione, ovvero si prende coscienza di quello che si sta vivendo e il soggetto è stimolato a decidere di voler interrompere la sua dipendenza. Ecco che arriva la fase dell’Azione in cui il soggetto compie azioni concrete per liberarsi dal comportamento dipendente. Da qui può esserci la ricostruzione e la crescita del paziente, ma bisogna prestare sempre molta attenzione al rischio di ricaduta alle fasi precedenti.

BIBLIOGRAFIA

  • Libro Verde sul gioco d’azzardo on-line nel mercato interno SEC (2011) 321 definitivo
  • Capitanucci D. e Carlevaro T. (2004), “Guida ragionata agli strumenti diagnostici e terapeutici nel Disturbo di gioco d’azzardo patologico” Hans Dubois, Bellinzona Svizzera
  • WILLIANS A. (2000), Gioco d’azzardo. Un affare di famiglia, Editori Riuniti, Roma.

RIQUADRO 1

Definizione del GAP

Il Gioco d’Azzardo Patologico è una malattia mentale classificata all’interno dei Disturbi del Controllo degli Impulsi e che ha grande affinità con il gruppo dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi e soprattuto con I comportamenti d’abuso e le dipendenze. Il GAP interviene non solo sul giocatore patologico, ma sui costi sociali associati per il giocatore, la sua famiglia e la società nel suo complesso.

RIQUADRO 2

I fattori che influenzano il GAP

Dagli studi riguardanti la popolazione di alcuni Stati membri, valutati dalla Commissione dell’Unione Europea (Libro Verde sul gioco d’azzardo on-line nel mercato interno SEC(2011) 321 definitivo) risulta che I fattori principali che influenzano il gioco d’azzardo problematico e quello patologico sono:

  1. la frequenza dell’evento (quanto più breve è il tempo trascorso tra il momento del gioco e la possibilità di effettuare la puntata, tanto maggiore è il rischio);

  2. il tempo trascorso tra l’effettuazione della puntata e il risultato (quanto più breve è l’intervallo, tanto maggiore è il rischio);

  3. accessibilità e ambiente sociale;

  4. la possibilità di “rifarsi” o l’illusione di essere sul punto di vincere;

  5. l’abilità percepita (“coinvolgimento”);

  6. le comunicazioni commerciali che possono incitare gruppi vulnerabili.

 

Scarica l’articolo uscito su Doctor Febbraio/Marzo 2012 FILE PDF

Un commento a ““Io so come vincere!”: riflessioni sul G.A.P. (Gioco d’Azzardo Patologico)”
  1. Personalmente non ho avuto ritardi o difclfoita’ nella registrazione. Anche io pero’ riflettevo sul numero ancora esiguo di commenti (e quindi, ho dedotto, di registrazioni). Che mal si concilia con le migliaia di mi piace’ legati alla Gazzetta stessa.Me lo sono spiegato con una sorta di timore reverenziale nei confronti di una pubblicazione cosec attesa ed autorevole’. Immagino che tantissimi stiano curiosando fra le sue pagine, piano piano si sblocchera’ anche la voglia di commentare.Nel frattempo complimenti da parte mia. Attendevo il debutto da tempo, come tanti. Ma solo adesso si comprende quanto ricca sia l’offerta e quindi immagino complessa l’organizzazione. Si intuisce facilmente il perche’ di qualche attesa nella partenza. Un incrocio incredibile di spunti e racconti, di binari che si aprono e strade che si incrociano. Un bellissimo esempio di innovativa convergenza fra vecchia carta stampata e -perdonatemi- quasi-vecchio blog-style. Una autentica gazzetta del web.

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