“JE SUIS CHARLIE” o no?

Dopo l’attacco del 7 Gennaio al Charlie Hebdo, la risposta dei mass media è stata immediatamente emotiva.

La politica del terrore (o terrorismo) si basa proprio su questo: provocare paura e impedire che le persone possano riflettere su quello che stanno vivendo e su come affrontarlo. Così se da una parte è normale avere paura, dall’altra è altrettanto normale cercare il modo di proteggersi, ma accade più spesso di scappare da quella paura. Vengono allora utilizzati tutti i canali di comunicazione (e oggi internet ne è il principale) per ricordare a se stessi di non essere soli, nel tentativo di sfuggire al senso di quotidiana impotenza, che viene oltremodo amplificato quando ci si imbatte in fatti come quelli accaduti a Parigi, o leggendo del massacro in Nigeria.

gandhiIl risultato positivo della socializzazione/condivisione dello slogan “Je suis Charlie” o della modifica del proprio avatar, è però soltanto momentaneo. Scarica cioè solo una parte di quelle emozioni che attanagliano e offuscano la mente.

Allora. Proliferano altri slogan, come quello opposto “Je ne suis pas Charlie” che sottolinea le volgarità e le ingiurie del giornale Charlie Hebdo. Così, a favore della libertà di espressione, non ci si dovrebbe fermare alla risposta istintiva di attacco o fuga, ma ci dovrebbe essere lo spazio per capire quello che si sta vivendo, liberi dal vincolo mediatico per cui fuggire da una paura debba equivalere a crearne delle nuove. Come ad esempio la paura dello straniero o del mussulmano.

Dopo aver ricordato Mahatma Gandhi che afferma che “ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma nessuna per cui sarei disposto ad uccidere”, è bene continuare ricordando un detto popolare che definisce l’“onesto come colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità, e non colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”.

Non c’è per questo nessuna verità nella cattiveria, che sia essa terroristica o solo sociale, attraverso degli slogan che devono essere gridati senza essere pensati e messi in discussione.

Per maggiori informazioni
roberto.ercolani@psicologoweb.net
0549.887412 – 349.3520327

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