La sublimazione delle pulsioni sessuali

Secondo i “Tre saggi sulla sessualità” di S. Freud (1905), individua nella sessualità e nella famiglia il centro dei conflitti, a partire dai quali l’Io si costituisce.

Infatti, sempre secondo gli scritti di Freud, la civiltà non potrebbe sussistere senza una costante sottrazione di energie sessuali e una loro canalizzazione verso mete che esulano dalla sessualità, a vantaggio della comunità. In questo consiste il processo da Freud chiamato di “sublimazione” , da cui sono dipendenti il lavoro in generale e, in particolare, la creazione artistica e l’attività intellettuale.

Infatti il termine sublimazione, evoca, ad un tempo, la categoria del sublime, usata soprattutto nel campo dell’estetica per designare una rappresentazione smisuratamente grande o potente, che suggerisce al nostro spirito, dopo lo sconcerto iniziale, un’idea di elevatezza; e la parola sublimazione, utilizzata in chimica, per designare il procedimento che fa passare un corpo, direttamente, dallo stato solido allo stato gassoso.

La spinta originaria verso queste attività è rinvenuta da Freud in una trasformazione delle pulsioni sessuali: «La pulsione sessuale mette a disposizione del lavoro culturale delle quantità di energia estremamente grandi; e ciò è dovuto alla peculiarità particolarmente accentuata in essa di poter spostare la sua meta senza ridurre sensibilmente la propria intensità. Questa capacità di scambiare la meta sessuale originaria con un’altra meta che non è più sessuale, ma è psichicamente imparentata con la prima, viene chiamata capacità di sublimazione».

Questa deviazione di corso dell’energia sessuale implica al tempo stesso sacrifici pulsionali, che possono dar luogo a situazioni di frustrazione, in cui un individuo avverte come precluso a se stesso l’appagamento delle proprie pulsioni. Freud perviene a queste conclusioni, convinto anche di un’analogia di sviluppo tra l’individuo e la specie umana (“Totem e tabù” 1913). Freud parte dalla nozione antropologica di totem, l’oggetto sacro, per lo più un animale, che viene considerato simbolo della tribù e contraddistingue l’appartenenza alla tribù stessa e una specie di legame di parentela fra tutti i membri di essa.

Allora nel gruppo totemico vigono due tabù , cioè due divieti: non uccidere l’animale totemico, né mangiarne la carne, e non contrarre matrimonio se non all’esterno del gruppo, ossia non con membri dello stesso totem. Nell’elaborare i suoi pensieri, Freud interpretava queste caratteristiche delle tribù primitive con mezzi psicoanalitici e, ovvero, era del parere che l’animale totemico simbolizzasse la figura del padre e che i due tabù corrispondessero ai divieti derivati dal complesso di Edipo, il divieto di parricidio e il divieto di incesto.

Continuando a leggere il pensiero di Freud, attraverso il “pasto totemico” ovvero il superamento dei tabù, cioè una festa che, da un lato, celebrava l’immedesimazione dei figli col padre, interiorizzato come avviene con il cibo, e, dall’altro lato, stabiliva legami di solidarietà tra i parricidi, accomunati dalla colpa e dal rimorso per l’azione nefanda, si ponevano le basi delle pratiche ossessive dei nevrotici moderni, tese a controllare il senso di colpa.

Tornando alla sublimazione, allora le creazioni dell’uomo in campi come l’arte, la scienza, la ricerca teorica sono prodotte dalla pulsione sessuale anche se sembrano molto lontane da questa loro origine. Infatti, attraverso il processo di sublimazione la meta della pulsione può essere ugualmente raggiunta, malgrado il cambiamento d’oggetto, e la soddisfazione ottenuta è psichicamente comparabile a quella raggiunta per via sessuale e oltretutto non attiva nessun tipo di senso di colpa. La sublimazione sarebbe dunque ciò che soddisfa le esigenze della civiltà permettendo il compimento delle più grandi opere dell’uomo senza rimozione.

J. Lacan riprendendo la tesi di Freud, nel VII seminario, dedicato a “L’etica della psicanalisi” (1959-60) dice: «la sublimazione eleva un oggetto alla dignità della Cosa».

Per questo, nel corso dello sviluppo sessuale, si potrebbero forse ritenere le rimozioni e le sublimazioni parte della disposizione costituzionale, considerandole sue manifestazioni nella realtà.

Marco Sambin, professore di Psicologia Dinamica nel 1999 durante le sue lezioni universitarie analizza alcune opere d’arte, tra cui “ El entierro del Conde de Orgaz” di El Greco del 1958.

Inizia con un’analisi dei contenuti percettibili dell’opera: la divisione tra terreno e spirituale, da cui verrà posta l’attenzione sui significati più “nascosti” dell’opera.

La sepoltura del Conte di Orgaz esprime iconograficamente la fede cristiana nella morte come nascita al cielo della vita umana.

Il pittore ha rappresentato questo passaggio, proprio come l’attraversamento di un “utero spirituale” per giungere al cospetto di Cristo, nella comunione di tutti i santi. Infatti si può vedre, al centro della tela, l’anima come un feto che viene introdotta e spinta in questo passaggio, per giungere in Paradiso.
Per esaustività, presento la traduzione italiana del dépliant curato dalla stessa parrocchia di San Tommaso in Toledo. La traduzione è stata curata da Emanuela Pichi. Il copyright 2004 del testo originale spagnolo è della Parroquia de Santo Tomé, website www.santotome.org, il disegno a china è di Manuel Anaya Higuera, la foto di Joseph S.Martin, la realizzazione e la stampa del dépliant è di Encuentro Ediciones, S.A.

El entierro del Conde de Orgaz

Ci troviamo davanti ad una delle opere più impressionanti create dallo spirito umano di tutti i tempi, il capolavoro del pittore El Greco. Attraverso la via della bellezza siamo introdotti nella contemplazione della verità più profonda dell’uomo. Ieri e oggi, l’uomo vive attanagliato dal problema della morte, L’esistenza umana è angosciosa finché l’uomo non ottiene di trovare soluzione a questo problema.”

[…]“La morte umana vissuta con Cristo è l’inizio della glorificazione, dell’esito finale. E mentre il cadavere viene posto nel sepolcro, l’anima sopravvive per sempre, perché è eterna, aspettando la resurrezione del suo corpo nell’ultimo giorno.
Il quadro rappresenta le due dimensioni della vita: in basso la morte, in alto il cielo, la vita felice con Dio.

El Greco divenne illustre plasmando in questa tela ciò che costituisce l’orizzonte cattolico davanti alla vita e davanti alla morte, illuminato da Gesù Cristo.

Nella parte inferiore, la sezione centrale è occupata dal cadavere del Signore di Orgaz (1), che sta per essere deposto con grande venerazione e rispetto nel suo sepolcro. Per una occasione così solenne, sono scesi i santi del cielo: il Vescovo S. Agostino (2), uno dei grandi padri della chiesa, e il Diacono S. Stefano (3), primo martire di Cristo.

Nella tradizione biblica il corpo viene sepolto, restituito alla terra da dove proviene, nell’attesa di essere trasfigurato nella resurrezione finale. “E al corpo umano, anche quando è un cadavere privo dell’anima, si rendono tutti gli onori della persona, perché il corpo è l’espressione della persona. Il corpo umano, che il Figlio di Dio ha assunto per farsi uomo, non è il carcere dell’anima, ma la materia animata dallo spirito, la materia che sarà definitivamente trasformata nella resurrezione”.

[…]“Tra il cielo e la terra, il vincolo di unione è l’anima immortale del Signore di Orgaz (29), raffigurata come un feto che è portato al cielo dalle mani di un angelo, attraverso una specie di utero materno che lo darà alla luce alla vita eterna del cielo. La morte appare così come un parto, come una nascita alla luce eterna nella quale vivono i santi. Transito doloroso, ma pieno di speranza.

Nella parte superiore, il pittore descrive il cielo. Come figura centrale appare Gesù Cristo (23) glorioso, luminoso, vestito di bianco, in trono come giudice dei vivi e dei morti. E’ il Signore della vita e della storia. In Lui, Dio ha rivelato pienamente e definitivamente se stesso agli uomini. A Lui ha dato il potere di giudicarci, e lo fa con misericordia, come dimostra il suo volto sereno e la sua mano destra che invia l’apostolo Pietro (25), capo della sua Chiesa, ad aprire le porte del cielo all’anima del defunto”.

[…] “L’insieme del quadro invita alla contemplazione di un mistero che ci è donato, di una verità che ci viene comunicata: l’uomo è nato per la vita. L’uomo non è un essere per la morte e, anche quando deve oltrepassare la soglia della morte, non lo fa da solo, ma uniti a lui per aiutarlo ci sono Gesù Cristo, redentore degli uomini, sua Madre santissima, che è anche nostra madre, e tutti i santi del cielo, nostri fratelli maggiori. Siamo membri della famiglia dei santi, affinché viviamo santamente il nostro cammino in questa vita”.

[…]

Il proff. M. Sambin individua in questa ed in altre opere un genere «quadri femmina, perché c’è una rappresentazione di passaggio, cioè da uno stato ad un altro attraverso un canale e, se volete, è quando noi nasciamo siamo in uno stato dentro la pancia della mamma andiamo in un altro mondo attraverso un canale che è il copro della mamma…»

Durante il XVI secolo nel pieno del rinascimento spagnolo, ma in un epoca particolarmente censoria ed attenta all’iconografia era impensabile pensar e di rappresentare un parto. Soltanto El Grego, attraverso le sue opere, riesce a fare questo. Raffigurandoci un parto come solo un ginecologo potrebbe fare.

L’arte diventa l’unico modo per esprimere l’energia e la forza della nascita attraverso un opera che rappresenta volutamente la morte. El greco sapeva che il periodo non poteva tollerare una rappresentazione del genere, ma riesce ugualmente a rappresentare un parto senza scandalizzare il Concilio di Trento allo stesso modo per cui una persona riesca a tollerare una sua pulsione sublimandola in una attività accettabile.

BIBLIOGRAFIA

  • Tre saggi sulla teoria sessuale (1905) S. Freud
  • Totem e tabù (1913) S. Freud
  • VII seminario, dedicato a “L’etica della psicanalisi” (1959-60) J. Lacan
  • Da Berne a El Grego (1999) M. Sambin
  • www.santamelania.it
  • www.filosofico.net

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